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Baseball for dummies…

… o ‘Baseball per negati’, detta all’italiana, giacché proprio la maggior parte degli italiani è nettamente inferiore agli americani quando si parla di baseball. È chiaro che loro con hanno il Calcio, sport nettamente e storicamente più bello di tutto l’universo, che loro si ostinano a chiamare soccer, poiché l’inglese football lo usano per quell’altro sport, dove serve avere delle cosce giganti per poter competere.
Ma leggendo questo articolo,  forse potremo avvicinarci maggiormente a un’attività che in Italia ha visto una nuova luce dopo il bronzo della Nazionale nella Coppa Intercontinentale.

La cosa magnifica del baseball, almeno per un profano come chi scrive, è che la partita costituisce momento di festa per i tifosi: orde di bambini accompagnati dai papà si apprestano – hot dog alla mano – a incanalarsi verso i tornelli che circondano lo stadio in attesa che il loro biglietto venga strappato dal controllore, un giovanotto tipicamente dall’aspetto irlandese (almeno a Boston, fuori il Fenwey Park, la maggior parte di loro sembrava che venisse direttamente da Dublino) avvicina le sue tozze mani al tuo zaino per sapere cos’hai dentro e per trattenere la matrice del tuo biglietto.  Nessuna violenza, nessuna fila che si inceppa, nessuno che urla (a parte il ragazzo del negozio di “hot pizza and sausages today” che con un cappello a forma di pizza ci vuole vendere la colonna portante del pasto americano (anche se comunque la fantasia culinaria degli americani non si limita al semplice hot dog, a definitiva discolpa della tanto bistrattata gastronomia statunitense).
Il tutto perché? Perché stare a guardare fuori da uno stadio di baseball e stare a guardare fuori da uno stadio di calcio in Italia mi viene sicuramente in mente come dalle nostri parti alcuni concetti siano totalmente estranei al quieto convivere civile con quelle che si definirebbero semplici regole dell’esistenza.
E se noi, spocchiosamente definiremmo il baseball uno sport inutile (vista la nostra lontananza con questa che è comunque considerata disciplina olimpica e dove sono stati proprio gli italo-americani ad avere maggior fortuna), almeno potremmo avere l’accortezza di definirci noi stessi dei ‘dummies’, dei negati in materia di convivenza civile nelle vicinanze di un impianto sportivo.

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