in Libri

‘Eccomi’, aprire un libro e aprire se stessi

Non segno mai le frasi dei libri, né le riscrivo. Sono troppo pigro e dovrei farlo, in realtà.
Ma in “Eccomi”, terzo romanzo di Foer ce ne sono state due che mi sono rimaste impresse, tanto erano forti.

La prima
Jacob, padre di tre figli preadolescenti, ricorda di quando era bambino e si trovava in montagna con suo padre. Racconta di quando per terra vide uno scoiattolo morto. Allora chiamò suo padre, che si adoperò per prendere il corpo dell’animale per buttarlo via o seppellirlo (adesso non ricordo). Jacob chiese al padre se la cosa non gli facesse schifo, il padre gli rispose che sì, faceva schifo, ma andava fatta. Irv, il padre, disse anche a Jacob che un giorno sarebbe toccato a lui. Jacob, allora bambino e un po’ schifato ribattè che lui non l’avrebbe mai fatto. Allora Irv, gli disse: “Quando sarai padre ti toccherà farlo, perché nessuno lo farà al posto tuo e sopra di te non ci sarà nessuno“.

La seconda
Jacob adesso è grande e parla con il suo secondogenito, Max, ora adulto. Gli dice: “Sei meglio di me quando avevo la tua età“.
Max: “Che cos’è, una gara?
Jacob: “No, è l’evoluzione“.

“Eccomi” è il romanzo con cui Jonathan Safran Foer ritorna in libreria dopo undici anni dall’ultimo che aveva scritto. E come gli altri due, sembra essere un pugno nello stomaco di chi l’apprezza, perché riesce ad affondare nel lettore in maniera diretta.
Sarà che l’ho letto in un periodo particolare per la mia condizione di neo papà, sarà è ambientato in un luogo che mi piacerebbe visitare e conoscere (la Washington vissuta da una famiglia ebraica di cui il protagonista fa suo malgrado parte), ma “Eccomi” lascia sedimentare qualcosa nel setaccio della vita di tutti i giorni. Un libro che esalta la normalità dei propri personaggi, delle proprie difficoltà a mantenere retta una linea vitale che pone le basi sulla onesta, dei rapporti con il proprio io a confronto con quello degli altri.

Il punto è che la crisi matrimoniale del protagonista con la moglie non si basa tanto sulla sua tresca da set porno avuta via messaggini del telefono: Foer li fa andare più a fondo, scavando nelle viscere e mettendo in bocca alla moglie che sarebbe stato meglio che la tresca si fosse consumata veramente, invece di confermare l’ennesimo comportamento da inetto del marito, buono solo a rimanere sulle proprie, limitate, posizioni.
E quanti di noi non hanno mai avuto a che fare che l’impossibilità di andare avanti, sia nel bene, che nel male. Quanti di noi non sono mai rimasti bloccati nella routine familiare, tanto da non sapersi nemmeno immaginare in situazioni che esulerebbero dalla nostro quotidiano.

Scrivi un commento

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.