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Shining, Giancarlo Giannini e un film che va bene non solo ad Halloween

Lasciate stare Halloween. Non fate caso al fatto che evidentemente per motivi commerciali, stanno proponendo un film che ha 37 anni per un’occasione – l’uscita del libro – che risale a 40 anni fa. Lasciate stare tutto questo.
Prendetevi una serata e andate al cinema a vedere ‘Shining’. Magari portateci qualcuno che non l’ha mai visto, che cominciano a esserci, visto che qui si parla di un film del 1980.
E magari il giorno dopo andate in libreria a comprare il libro. Così da avere un quadro completo della rappresentazione alla quale avrete assistito.
Perché la fortuna di ‘Shining’, del libro, si intende, è ‘Shining’, il film, diretto da Kubrick e interpretato da Jack Nicholson. E che Jack Nicholson.

La storia, per chi ancora non ne fosse al corrente, è molto semplice: Jack Torrance accetta il lavoro di custode dell’Overlook Hotel, che sta per chiudere per la sua pausa invernale e allora ha bisogno dell’ordinaria manutenzione per poi riaprire a primavera. Quale miglior occasione per Jack per completare il proprio romanzo.

Be’, se può farle piacere è quello che stavo cercando: un po’ di isolamento. Perché… perché sono lì-lì per partorire un romanzo e quindi cinque mesi di pace sono proprio quello che ci vuole.

Solo che quei cinque mesi non finiranno mai, nell’Overlook Hotel. Non ne tornerà vivo Jack, che si trasforma, si fa prendere dall’Overlook.
Lo sanno anche Wendy e Danny, moglie e figlio di Jack, che lo shining ce l’ha innato. Ha la luccicanza, lui, e glielo dice anche Halloran, cuoco dell’Overlook Hotel, in grado come lui di vedere le macabre sorprese che l’albergo ha lasciato nel passato. Una di queste è nella stanza 237 (217 nel romanzo) alla quale Danny non deve mai nemmeno avvicinarsi, o le gemelline.

Ciao, Danny. Vieni a giocare con noi? Vieni a giocare con noi, Danny? Per sempre… per sempre… per sempre.

Ma ‘Shining’ è anche altro. È la maestria di Kubrick nel rendere ansiose le forme geometriche e ripetute; nell’affidarsi a Nicholson nel pieno della sua maturità artistica, con quella faccia ed espressione tagliate apposta per la parte del padre sanguinario.
‘Shining’ non è solo un horror da vedere per Halloween. Andrebbe visto anche a Ferragosto come per Pasqua. È il viaggio della famiglia Torrance ripreso a pelo d’acqua sul Glacier National Park in Montana, che mette subito in chiaro la tensione del film; è il dialogo di Danny con Tommy, il suo ditino che lo ammonisce con la voce roca del bambino; è la corsa del bambino per i corridoi lunghissimi e silenziosi. Metteteci anche Giancarlo Giannini al doppiaggio di Jack Nicholson, se volete.

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